Merano

A Merano fa freddo, e questo è un luogo comune.

Ci sono stata un giorno di dicembre che c’era poca gente e un sole limpido. I mercatini lungo il Passer hanno pani intrecciati e morbidi grossi più dell’acquolina in bocca, accatastati come torri di Hanoi sui banconi di legno lucido, oltre alle le grappe e il vin Brûlé in tazze azzurre vivacemente decorate, che se non le riporti indietro non succede niente – se le riporti indietro ti rendono tre euro e cinquanta che comunque gli avevi già dato senza fiatare nonostante il costo inquietante, sulla base dell’ovvia circostanza che fa freddo e tutti bevono il vin brûlé.
In altre parole, se fai il tuo mestiere e riporti la tazza ti rendono i soldi, che è quello che dovrebbe accadere con le tasse per tutti noi, la chiamano cauzione, qui son fatti così. Forse fra poco avranno due passaporti.

Io comunque ho bevuto la grappa.

C’è un museo civico molto bello, dentro a una casa che è dentro a una montagna, e si vede che sono contenti di tante cose, come i loro fiumi e Sissi e il fatto che per mille anni non è cambiato praticamente niente, poi son bastati cinquant’anni a far sì che niente sia stato più come prima.

Come il signore che c’era, una volta, nelle vigne.

Dicono che dal giorno di San Lorenzo fino alla vendemmia c’era un signore che guardava l’uva crescer sulle viti, e viveva nelle viti e lo pagavano tanto perché lui si sincerasse che nessuno disturbasse o depredasse l’uva del padrone. Quindi se n’andava in giro tutto tronfio e attento e così acconcio: un completo in cuoio, al collo catene con denti di animali e monete, croci e colorate piume dritte in alto sopra la testa e due code di volpe ancor più sopra, come un uccello del paradiso ma non per accoppiarsi, per fare paura. Anche perché non poteva accoppiarsi mentre guardava le viti, era un lavoro full time e ben pagato ma richiedeva concentrazione e assenza di distrazioni, e inoltre tutti quei copricapi e il lavoro nei campi lo facevano puzzare, quindi non si sarebbe accoppiato lo stesso neanche se avesse voluto, pare.

Questo signore si chiamava Saltner, e viveva un po’ così, come quando i pastori abruzzesi ai loro cani bianchi e grossi che venivano a cercar carezze le rifiutavano, per non renderli dipendenti, dicendo secchi “vai alle pecore”. I Maremmani vivono per le pecore ed il Saltner per l’uva, solo che ora entrambi non ci sono più.
Ma la cultura italiana è una roba che ci nasci, dicono.

Io pensavo a questo, ma poi hanno acceso le luci di Natale, ne hanno messe ovunque, anche nei tombini e c’era un bar che si chiamava Claudia e un albero su cui i bambini avevano scritto i loro desideri. Uno chiedeva “vorrei la neve il giorno di Natale” ma in genere i bambini preferiscono la Nintendo Switch, quindi forse mentiva, o forse no, chi può saperlo ormai.

Avrei voluto restare ancora a Merano, ma non potevo e poi mancano quattro giorni a Natale, pare.

Chissà se a restituire il cuore mi danno indietro la cauzione.

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