Quelli che si amano

Fare colazione nel weekend è più complesso.

Durante la mattina è una mescola di lavoratori, di gente che si ingolla in fretta le brioche al bancone, col timore pressante del cartellino, che da quando ce lo han tolto quasi a tutti sembra esser diventato ancora più severo.

La domenica comincia più tardi, per me e per gli altri. E anche quelli delle fette biscottate con la marmellata di arance scendono dalle ciabatte e si mischiano a noi viziati dei bar.
Madri bambini nonne mariti assonnati e varia umanità tra cui, in particolare loro.

Le giovani coppie.

Le giovani coppie mi blastano come Mentana su Facebook. A volte mi incanto in modo talmente osceno che riesco quasi a sentire l’odore della denuncia.

Quelli arruffati, col sesso ancora sulla pelle delle dita, che si guardano come se si vedessero per la prima volta, e forse è anche vero, come è vero l’imbarazzo. Che si tirano le misure l’un l’altro come le mogli coi mobili all’ikea. Che cercano di leggersi il futuro dentro i fondi del caffè. Che si sfiorano le mani quasi per caso. Che ridono tanto. Che si chiedono scusa.

Quelli che devono decidere da che parte far girare la loro vita insieme. Che convivono da un po’. Con lei che si siede e lui che ordina per tutti e due, ed invariabilmente torna indietro a prendere lo zucchero di canna, sperando che lei non se accorga. Che caricano la giornata di programmi ed i programmi di aspettative, tentando di farle combaciare, se si riesce. Che forse devono andare a mangiare dai genitori di uno dei due. Che ci sarà da litigare per la partita di pallone. Che magari è ora di prendere un cane.

Ma i miei preferiti in assoluto sono quelli che si amano. Che è difficile trovarli più dei Pokémon leggendari, ma quando li incontri è un’aumento nella busta paga dell’esistenza.

Sono i gesti semplici quelli che sudano amore. A volte è per come parlano, quasi con ingordigia, quasi come se si volessero bere, quasi come se avessero voglia di starsi a sentire a vicenda per le prossime otto glaciazioni.
O per come stanno zitti, mangiando in silenzio, apparecchiandosi il tavolo, spartendosi le paste, mescolandosi le esistenze con la calma naturale delle abitudini.
Oppure sono piccoli momenti luminosi, come un lui concentrato a guardarla per cinque minuti mentre legge il giornale, che poi fa scattare la mano per rimetterle a posto una ciocca di capelli, dietro all’orecchio. Come in un film, come un’America.

Io li guardo, perché non posso farne a meno. Da dietro il mio giornale, da dietro tutte le mie parole. E a seconda di come mi sento nel mondo vorrei alternativamente baciarli col cuore traboccante di empatia o piantare a tutti matite appuntite negli occhi. Ma del resto, la vita non è che la puoi controllare.

Domani è domenica.

Spero di non dover cavar gli occhi a nessuno.

Per quanto riguarda voi: buona notte.

Vi auguro di esser sempre tra quelli che si amano. Oppure, di non accorgervi del contrario.

 

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