L’aeroplano

C’è questa analogia che oggigiorno si usa spesso, il più delle volte a sproposito: l’analogia dell’aereo. O meglio, del pilota dell’aereo e dei suoi passeggeri. Ci ho riflettuto un bel po’, ed effettivamente trovo che sia abbastanza calzante. Pensate:
C’è un aereo carico di passeggeri.

Uno di questi ha paura di volare, da sempre; è tuttavia costretto a farlo, stavolta, per motivi famigliari e della sua paura, come tutti gli spaventati, non fa mistero agli altri passeggeri. Di questi altri, qualcuno è un Frequent Flyer che non alza nemmeno la testa dal giornale, qualcuno ridacchia sotto i baffi, una Signora Gentile sorride e dice: stia tranquillo, statisticamente è più sicuro che andare in macchina. SpaventatoN1 sorride nervosamente e non troppo convinto, in realtà il concetto stesso di “statistica” gli è fumoso, forse potrebbe avere a che fare con la vincita del superenalotto, lo chiede alla signora la quale risponde che esattamente non lo sa neanche lei, ma l’ha letto su Focus che è certamente attendibile, è “scienza divulgativa”, dice.

L’aereo decolla.

Raggiunta la fase di crociera, le luci non si spengono e una voce dallo speaker dice “buonasera è il capitano che vi parla, attraverseremo una fase intensa di turbolenza, siete pregati di rimanere seduti con le cinture allacciate finché l’apposito segnale non verrà spento”. L’annuncio termina seccamente, così come è iniziato, e a quel punto SN1 è già completamente isterico. Iperventila, è pallido in volto. Quando il primo vuoto d’aria squassa la cabina, l’urlo che lancia è di quelli che arricciano la pelle dal di dentro. Frequent Flyer, senza dire una parola, ripiega il giornale nel portagiornali davanti alle sue ginocchia. La Signora Gentile ride nervosamente, Focus ha detto anche che le turbolenze non creano disturbi all’aereo, come le onde non le creano alla nave. Però le barche affondano, dice un ragazzo che sta andando a fare il primo viaggio con la sua fidanzata, affondano con le onde alte, c’era pure quel film con George Clooney che piace tanto a mia madre – dice – e la ragazza gli si stringe al braccio come alle cose che restano reali, quando il resto sfuma. Le hostess scivolano lungo le corsie e sembrano novizie in un ospedale, cercano di rincuorare i passeggeri ma senza alcun effetto: sono solo suore mica medici. La gente vuole le fonti autorevoli, quando deve sentirsi dare brutte notizie.

Dopo venti minuti di sobbalzi, un lampo balugina fuori da un oblò e tutti i passeggeri perdono un respiro, incluso Frequent Flyer – che sta cominciando ad innervosirsi di tutta questa isteria collettiva e soprattutto del suo non riuscire a rimanerne completamente immune – nonostante la sappia immotivata. Dovevo prendere su le cuffie insonorizzanti, mannaggia a me.
I bambini, quelli che non dormono beatamente cullati dai salti, annusando la paura dei grandi cominciano a piangere. Le hostess non passano più, sono sedute ai loro posti con le cinture di sicurezza, del resto questo prevedono le regole e poi tra loro si scambiano sguardi fragili, cominciano ad essere terrorizzate. Ovviamente non dalla tempesta, che loro sanno essere innocua: stanno sperimentando la principale paura di chi fa il loro mestiere, quella di essere rinchiuse in uno spazio angusto e da cui è impossibile scappare con trecento persone fuori controllo. Per questo avvisano la cabina: qualcuno deve pur fare qualcosa.

Dallo speaker, ancora una volta, arriva la voce del capitano: si lancia in una dettagliata spiegazione sulle motivazioni fisiche – ed incontrovertibili – per cui è stupido preoccuparsi. L’effetto è il seguente:

SN1 urla STA MENTENDO, sono solo paroloni perché in realtà vuole nasconderci la verità, moriremo tutti se non torniamo a terra SUBITO! A questo punto Frequent Flyer si alza di scatto e rabbiosamente risponde che nessuno sta per morire. Quello che ti ha detto il capitano è vero, infatti lui è il capitano e tu sei solo uno scemo che ha paura di volare, e se non lo capisci è perché sei troppo ignorante per farlo. Poi è sullo stesso nostro volo anche lui, che interesse avrebbe a nascondere che stiamo per morire? Se moriamo noi muore anche lui.

Ma lui ha il paracadute, coglione di un arrogante, risponde SN1 e la divisione è fatta. I passeggeri, si schierano da una parte e dall’altra, litigano, parlano tutti e principalmente tutti insieme, quasi passano alle mani.
Poi, a passo certo e ben disteso, dalla coda dell’aereo arriva uno, sovrappeso e con la faccia da furetto, si para davanti a Frequent Flyer e punta un dito grassoccio sulla fronte di SN1. Pensa, gli dice, pensaci bene. Quello che dice il Ragazzo sul fatto che gli aerei sono come le navi è vero. Noi italiani siamo un popolo di navigatori, da migliaia di anni, e ce la siamo sempre cavata. Sai come? Impedendo alle donne di salirci, perché portano sfortuna, lo sanno tutti. Il Ragazzo guarda confuso prima il Furetto e poi la Ragazza, che s’è fatta trasparente e ora piange sommessamente senza far rumore, gli sta appesa al braccio come una sportina di plastica sotto la pioggia.

Ma no, che hai capito, mica dico di buttare giù la Ragazza. Però, pensaci bene, l’avete visto anche voi quell’orientale in prima fila con la mascherina: vedi, loro – che sono tutti criminali e quindi scaltri – lo sanno benissimo che il vero problema degli aerei non sono le turbolenze ma le malattie.

Le malattie? Dice Frequent Flyer e non riesce a non ridere, sguaiatamente, di una risata un po’ isterica.

Cazzo ridi, coglione, lo sanno tutti.

Il mormorio serpeggia tra le file, il mormorio delle cose che fino al secondo prima non esistevano e poi – quando improvvisamente si materializzano – è come se le avessi sempre sapute. SN1 guarda il Furetto come si guarda una fonte dopo tre giorni di deserto. Le malattie le riesce a comprendere, ne ha avuta una anche l’anno scorso, una brutta influenza da cui ha fatto fatica ad uscire. Ha paura anche di quelle, certamente, ma meno che di volare, perché di malattia si muore lentamente e forse nel frattempo ci si cura. Le malattie? Chiede (l’aereo sobbalza e lui non grida).
Certamente fratello, le malattie. L’aria che respiriamo in questa cabina è già carica di germi, probabilmente qualcuno è già stato contagiato, perché lui si può salvare e noi no? Dobbiamo strappargli quella mascherina prima che sia troppo tardi. Seguitemi. E parte di gran carriera verso la prima fila e SN1 dietro con la faccia spiritata, e anche Ragazzo e Ragazza e la Signora Gentile non sa cosa fare, guarda Frequent Flyer per trovare una risposta ma lui è impietrito, non ha capito quello che è appena successo, sa che c’è qualcosa che non va ma non sa cosa, sa che dovrebbe rispondere qualcosa ma non la trova e se ne sta immobile e perso e allora la Signora Gentile lo lascia lì e lentamente arranca anche lei verso la prima fila.

L’Orientale è un operaio di Levanto che ha appena finito le chemio, per quello ha la mascherina. Ma, ovviamente, a nessuno importa granchè. Lo fanno alzare in piedi, gli dicono che lui è la causa della turbolenza e delle malattie e quindi dovrà essere espulso dall’aereo, per salvare la vita di tutti gli altri. Lui dice, credo che se aprirete il portellone per buttare giù me moriremo un po’ tutti, ma ok, io tanto sono spacciato in ogni caso. E mentre sta per compiersi l’estremo sacrificio, la voce gracchiante esplode dallo speaker.

“Qui è il secondo pilota che vi parla. Vi chiedo scusa per le parole del capitano prima, non avremmo mai dovuto dirvi che era stupido preoccuparsi. La paura non è mai stupida, è paura e basta. Quindi vi prego, perdonatelo, perdonateci, perdonatemi. Nonostante sia effettivamente vero che le turbolenze non incidono sulla sicurezza del volo, è altrettanto vero che determinano in modo molto rilevante la percezione del viaggio da parte dei passeggeri. Da parte vostra. Avremmo dovuto trovare un modo migliore di spiegarvelo, magari toglieremo quegli stupidi video di presentazione e li sostituiremo con delle infografiche che servano a spiegare cosa sono le turbolenze e come influiscono sull’andamento del volo. Obbligherò la compagnia a ingaggiare i migliori grafici esistenti, vedrete, saranno i video più belli mai girati sulle turbolenze, saranno scientificamente corretti ma chiari, una vera rivoluzione nella comunicazione. Nessuno sarà mai più costretto ad avere paura di una turbolenza. Spiegheremo quello che è successo oggi, faremo in modo che non si ripeta mai più. Intanto abbiamo cambiato rotta, abbiamo dovuto discutere parecchio con le torri di controllo – per quello tacevamo, stavamo lavorando per voi – ma abbiamo ottenuto una strada alternativa. Ci metteremo più tempo ad arrivare a destinazione ma nell’immediato eviteremo la tempesta. Ora, vi prego, lasciate stare l’Orientale, l’aria è perfettamente purificata dall’impianto di filtraggio dell’aria. Tornate ai vostri posti, per piacere, andrà tutto bene”.

E così fu. Il Co-pilota mantenne le promesse, l’aereo girò intorno alla turbolenza, atterrò con 2 ore di ritardo. Fu ingaggiato Don Draper a fare il video di Spiegazione Turbolenza che venne magnificamente bene e vinse tutti i premi possibili. La campagna di sensibilizzazione fu la più efficace campagna sociale mai registrata. Nessuno ebbe più paura delle turbolenze, e tutti vissero felici e contenti, almeno per qualche anno, finchè il trasporto di massa fu virato sul teletrasporto (che ovviamente forniva tutta una diversa serie di problematiche).

Ecco.
Questa è, dal mio punto di vista, la situazione attuale del nostro paese. Ovviamente, l’unico che manca all’appello è il Co-Pilota che salvi la situazione.
Se ci sei, per piacere, batti un colpo.
Io credo in te.

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