Lessinia

Oggi ero in un posto pieno di mucche al pascolo. Erano molto pulite, belle e rilassate, coi campanacci al collo camminando facevano un’orchestra, che istantaneamente ti viene in mente la Svizzera anche se la Svizzera è molto lontana da qui e in realtà non ci ho mai messo piede e non so neanche se mettano i campanacci alle mucche, là.

Comunque, mentre le guardavo pascolare quasi al bordo della strada ho pensato che c’è un sacco di gente che non le vuole mangiare perché fanno tenerezza, ed effettivamente gli occhi di una mucca sono estremamente dolci, diversamente da quelli delle capre che ci credo che le pensavano indemoniate, dolci e vagamente vitrei, come quelli di certe persone a cui non vorresti mai accadesse niente di male (ma neppure che occupassero posizioni di potere, e non è sempre questo il caso). Gli occhi di una mucca sono talmente dolci e giganti e belli che una volta erano un complimento. Una volta, prima del sessismo.

Quindi poniamo che ok, nessuno mangi più le mucche per via degli occhi sconfinati. Però potremmo sempre tenerle per il latte (funzione che peraltro assolve l’80% delle mucche che stavo guardando). E i formaggi. E lo yogurt. E il burro. E il gelato alla panna e insomma tutte le altre cose che incrementano il mio stato di persona signorilmente grassa.

Però c’è chi dice che neanche quello va bene, perché i latticini fanno male e comunque è uno sfruttamento dell’animale. Poniamo che è ok anche questo, aboliamo i latticini. Allora, ho pensato, nessuno alleverebbe più le mucche, perché non ci si può far niente e non ha tanto senso allevare bestie che non servono a niente. E se nessuno allevasse più mucche, cosa succederebbe alle mucche?

Dovremmo fare una riserva per le mucche, così possono star lì e non far niente ed evitare di estinguersi. Oppure no, noi umani non facciamo mai cose effettivamente utili prima che sia troppo tardi. Quindi niente, si estinguerebbero e quando stella stellina la notte si avvicina, la fiamma traballa la mucca non esiste più ciao.

Cosí me ne stavo, guardando le mucche nel loro pascolo con un certo struggimento, c’era pure il vento che sibilava tra i miei capelli e mi increspava la gonna a fiori, è stato un momento molto toccante, quasi perfetto, poetico al punto che mi ero decisamente convinta che sarebbe passato per di lí con perfetto tempismo un uomo bellissimo, mi avrebbe vista così, sventagliata e malinconica per l’estinzione delle mucche, e si sarebbe perdutamente innamorato di me e avremmo vissuto giorni di intensissimo amore cosmico.

Poi ovviamente non è successo niente per i successivi cinque minuti se non che il vento ha continuato a soffiare, i campanacci a suonare e dopo un po’ di questo niente mi sono ripresa, tanto certamente un teorico vegano avrà pensato a questa possibilità. Così ho acquistato una grappa e mi son stesa a dormire in mezzo ai grilli.

I campanacci conciliano il sonno

2 Comments

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...