Distrazioni

È così che accade.

Quello che era tuo te lo tolgono pian piano, te lo sfilano da sotto il naso mentre sei concentrato su altre cose, come i camerieri ti hanno tolto il piatto mentre tu eri impegnato in fondamentali discussioni con il dirimpettaio.

Le prime cose che ti portano via sono quelle di cui non senti particolarmente il bisogno, come il piatto da portata in cui c’era ancora un po’ di sugo da tirar su col pane, o il cestino del pane che tanto non c’è più sugo da tirar su.

Cose come la Bandiera del tuo paese, il tricolore. Cose come l’Inno nazionale, che chi cazzo se ne frega della bandiera e dell’inno, la Nazionale fa cagare, Mancini è un tristone e comunque mancano 2 anni ancora agli europei.

Così – senza particolari rimostranze – se li prendono loro, perché nessuno ci teneva. E cominciano a sporcarli, a pisciarci su come i cani fanno sulle borse della spesa che hai lasciato nell’ingresso.

Cominciano a usarli per fatti loro, con la scusa che tanto tu hai sempre preferito altri inni, magari Internazionali, e altre bandiere da sventolare alle manifestazioni, e le fanno diventare il LORO inno, la LORO bandiera. Quello che era di tutti, diventa loro con il duplice corollario che: se smetti di usare inno e bandiera vuol dire che sei anti-italiano; se li usi allora sei come/d’accordo con loro.

E poi via via, la cosa si allarga a macchia d’olio.

Si prendono il piatto che non avevi finito di mangiare, si prendono le posate, il tovagliolo, la bottiglia d’acqua finita.

Si prendono le parole, si prendono i concetti: famiglia, onore, patria. E prima dell’alba ti ritrovi che se sei gay non puoi avere una famiglia, se sei europeista non puoi avere onore, se credi nell’uguaglianza di ogni essere umano non sei un vero italiano.

Risucchiano il contesto in cui vivi, lo svuotano di significato come aria intorno ad un prosciutto sottovuoto, trasformano quello che era comune e lo rendono appannaggio di pochi, o meglio ancora, dei propri simili fino ad escludere tutti quelli che non la pensano come loro. E quelli che non la pensano come loro, che sono ovviamente la maggioranza, hanno però perso parole e simboli e non ne hanno perché ovviamente non esiste un Noi, corrisposto al Loro, il noi è fatto di piccoli Travolta che si guardano intorno stupiti e stupidi che tutto questo sia successo, stia succedendo. Ancora.

Finisce che ti tolgono il bicchiere di vino.

E lì finalmente ti accorgi e fermi con la mano la mano del cameriere e dici: scusi ma io non avevo finito, e quello ti guarda e fa spallucce e ti giri intorno e il locale è vuoto, le sedie sono sui tavoli e tutti ti guardano incattiviti perché tu sei l’unica cosa che li trattiene ancora sul posto di lavoro, tu e le tue discussioni eterne del cazzo sulla condizione dei precari nell’Italia neomillenaria.

Finisce che ti tolgono gli spazi comuni, perché i festival che organizzi sono contrari ai nuovi concetti di famiglia, patria e onore che loro hanno riempito di nuova significanza. Che ti tolgono le fiction su Riace, perché adesso che possiedono la tv di stato non si mandano in onda fiction anti-italiane.

Finisce che ti tolgono la tua città, tipo Verona, perché tu sei gay – anzi frocio – e la casa dove vivi con tuo marito – anzi compagno – ora è un collage malriuscito di svastiche e slogan omofobi sgrammaticati e tu ti svegli la notte perché senti del casino e apri la porta e ti trovi coperto di benzina. E dopo che ciò è accaduto, tutti dicono che te la sei cercata, perché quando sei mesi fa t’hanno preso a pugni in piazza Bra – sempre perché eri frocio – tu invece di startene buono buono e zitto zitto hai denunciato e hai partecipato ad una manifestazione e ci hai messo la faccia e ora è ovvio che ti attiri “i pazzi”.

Potrei continuare, per pagine e pagine di esempi di quello che ci sta succedendo, che sta succedendo oggi, 14 settembre 2018 al nostro paese. E potrei non usare nemmeno una volta la parola “fascismo”, che tanto ha fatto incazzare i nostri piccoli grandi leader quando usata da Moscovici: “ci sono tanti piccoli Mussolini”, e tutti giù a strapparsi le vesti, a incenerarsi il capo, a urlare sdegno.

Solo che.

Solo che cosa fai quando cambi il significato alle parole?

Quando cambi il significato ai simboli nazionali, quando crei ogni volta che parli un solco profondo tra chi è CON TE e chi è CONTRO, quando l’unica cosa che fai è andare AVANTI, senza mai prendere in considerazione le obiezioni di nessuno, quando cementi nel TUO popolo la convinzione di essere l’UNICO POPOLO, di essere la maggioranza, di essere un’orda compatta di giusti che la pensano allo stesso modo CONTRO I POTERI FORTI, quando chiunque non la pensa come te improvvisamente diventa qualcuno da zittire e denigrare e delegittimare, un rosicone prezzolato che non ha diritto di esistere?

Quando ti rifiuti di riconoscere che le nuove parole che dici (che sostanzialmente implicano che ci sia qualcuno – tu – che non solo è nel giusto, ma più in generale è giusto – e quindi gli altri son sbagliati) possono, da menti forse fragili o disturbate o da chi non aspettava che un pretesto, essere interpretate in modo integralista e fornire la base per atti violenti? Quando per te non esiste il problema?

Cosa fai allora?

Fai il fascista.

Peraltro, senza manco avere il coraggio di ammetterlo, lo si lascia dire ai piccoli squadristelli che nottetempo vanno a terrorizzare la gente (gente che il Ministero dell’Interno dovrebbe proteggere e difendere), e si fa finta di niente e quando non si può più fare finta di niente li si disconosce pure poracci, perchè usano le svastiche, perchè fanno il saluto romano in aula comunale. Quanto eroismo, quanto onore.

Non si farebbe prima ad ammetterlo?

Tanto per come si sono messe le cose qui in Italia non farebbe gran scalpore.

È che non si può, vero?

Perché alla mia Costituzione, quella su cui tutta questa sgangherata gentaglia ha giurato, alla MIA Costituzione fanno schifo i fascisti.

E, pare, anche all’Eurocrazia.

Forse è arrivato il momento di accorgersi che ci stanno sparecchiando la tavola, prima di ritrovarci a dover testare quanto è solida la Costituzione e quanto ci è affezionata l’Eurocrazia.

 

 

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