Fenice

Oppure potremmo uscire di qui.

Camminarci affiancati fuori
dalle Poste Centrali
dalle Assicurazioni Generali
dalla Banca Popolare dell’Emilia Romagna
da questo locale che puzza di fumo e riluttanza ad invecchiare

come binari di un treno
sulle rotaie che qualcun altro ci ha posato davanti
l’istinto il destino il corredo genetico
senza nessuna visione o traiettoria
solo rispondendo
alla fortunosa circostanza
che quando siamo nella stessa stanza
finiamo sempre a mettere la più piccola distanza
possibile
tra noi
senza però toccarci mai

e potremo continuare a camminare fino alla curva dell’orizzonte
io con le mie falcate da soldato in pensione
tu come un cervo a cui qualcuno sta costantemente per sparare
due retrospettive di promesse non mantenute
siamo sempre stati bravi
entrambi
a costruirci intorno accoglienti gabbie troppo strette
in cui vivere con abbondante comodità
e scarsa passione

ma contro ogni pronostico o
scelta razionale
continueremo impassibili a camminare
e ad ogni metro perderemo un anno
di vita vissuta senza foga
e ad ogni passo perderemo un giorno
di noia e freddo dalle ossa
come fenici ci ricostruiremo nel perpetuo moto
e in questo indisturbato modo
di appartenerci
inseguiremo il cielo
senza fermarci mai
fendendo ali di persone

come Mosè dal fondo del mare
quando osservava le balene intrappolate oltre le sue spalle
noi osserveremo tutti gli altri
sfilarsi intorno e sfilacciarsi via
e come la persistenza di una giornata sbagliata si scioglie
insieme ai sali dentro la vasca da bagno
noi appaiati e più puri
della giustizia o della dignità
spariremmo dal guardo
oltre i ricordi
o i desideri

ed arrivati al sole ci fermeremo
seduti per terra
con l’erba fresca
ad attutire gli schianti
dei nostri corpi
stremati
per parlare fino a seccarci la gola
o tacere fino a dimenticarci
il suono delle nostre voci
incastrati nei rispettivi volti
come vedove
davanti ad un altare
le corone di fiori raccolte in una vita intera
passata a portar maschere
tutto ad un tratto
innecessarie
dopo tutti i saccheggi e le bugie
per una volta
onesti
e crudi
e insieme
iridescenti e soli

poi in un attimo di
furore
io alzerò una mano a prenderti il labbro
tu mi tirerai i capelli
e col mio sospiro
ad addensarsi sul tuo collo
come l’origine di ogni verità
il mondo cesserà di importare
o forse perfino esistere.

Oppure potremmo continuare a far finta di niente
senza rivolgerci neppure la parola
perché le cose non esistono prima di accadere
e noi in fondo non siamo che
valanghe di energia da sperperare
piccole cose furiose buone solo ad aumentare l’entropia dell’universo
in fin dei conti
a pensarci
è già autunno
fra ottantasette giorni è Natale
ci sono i fasci al governo
e i conti da pagare
siamo pure a fine mese
dio, guarda quanta roba ancora ho da stirare

 

One Comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...