Tatuaggi

Stavo sistemando in casa, e non è una cosa che faccio volentieri.
Fosse per me, vivrei nel costante delirio di oggetti sparpagliati che si manifestano al mio intorno soltanto grazie alla mia presenza, mi basta essere fisicamente in una stanza – anche la più ordinata – per un tempo superiore ai quattordici minuti perché questa silenziosamente si scomponga e il suo contenuto si riversi fuori dagli spazi assegnati. Io sono un’esplosione, di quelle contagiose, come uno sbadiglio trapassato dalla mia aura alle cose inanimate.

Comunque, avevo amici a cena l’altro ieri, e ho dovuto ridimensionare il caos a quello consueto. Nel farlo ho ritrovato – inter alia – i seguenti oggetti:

– un biberon dimenticato da uno dei suddetti amici;
– uno scontrino di supermercato sul retro del quale avevo scarabocchiato un pensiero incoerente, probabilmente da ubriaca una qualche sera non troppo distante nel tempo;
– un biglietto della metropolitana di Boston;
– un ingresso per “Star Wars Episodio VII: The force awakens”;
– una castagna.

Ed alla fine, anche se non vuoi, finisce sempre così. Finisce che lasci pezzettini di cuore e di vita e di fatica e di anima, se esiste l’anima. Li lasci attaccati a tanti piccoli oggetti. Alcuni li conservi, altri – molto più spesso – finiscono gettati via, ma non per questo non si portano attaccato un pezzo di te. Del tuo tempo, che se ci pensi bene, è la cosa più preziosa che hai.
Ogni cosa ha sovrimpressa uno strato di te, come un horocrux.

Con la gente, poi, è pure peggio.

Io ho avuto la fortuna di conoscere tante persone, per la maggior parte senza dovermene poi pentire, o forzatamente dimenticare. Tante sono scomparse nella notte come fanali di una macchina nell’altro senso. Alcune hanno lasciato cicatrici visibili, altre sono rimaste al loro posto, come un fortino, come la fortezza che mi rende un essere umano tutto sommato stabile.

Ma – per quanto fugace sia l’apparizione – di ogni parola, bacio, litigio, di ogni sguardo o profumo qualcosa è rimasto attaccato alla pelle. Ogni sorriso strappato e rimasto a mezz’aria, ogni desiderio, ogni mano sfiorata e mai più incontrata, è rimasto incastrato nelle pieghe della mia esistenza, ed io sono decorata di questi istanti, di questi contatti, come palle sopra un’albero di natale gli attimi di vita che abbiamo condiviso decorano festosi le mie cartilagini interne.

L’interno della mia pelle è tatuato di voi, e il vostro – in parte, da qualche parte (anche) – di me.

Così, alla fine, mi pare di essere come quegli alberghi che vanno tanto di moda tra i Boho-Chic, mi pare che il mio cuore sia un albergo diffuso in un borgo sulle colline umbre. Un posto di una bellezza antica e abbandonata, che è stato riconvertito in accoglienza di charme, il mio cuore è sparpagliato nei vostri, e così mischiati siamo più belli che presi singolarmente, forse meno insignificanti, forse addirittura sensati.

E io vi sento respirare, dovunque siate, e insieme siamo un magma che si muove lento, ora che si fa sera, come dicevano quelli con le parole più importanti,

the blood that runs through me is not my own
the blood is my strenght, I’m not alone.

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