Cimice

Immagino che la solitudine

peggiori durante le tempeste

perché durante le tempeste

la morte è un concetto più reale

come schiacciato tra il retro dei denti e il palato

come quando bevi troppo e sai che è tardi

e che non riuscirai a non mandare

il messaggio sbagliato

alla persona sbagliata

 

E mentre il cielo si rovescia tra i vecchi ciotoli

con l’astio viscido di una donna tradita

io aspetto che passi

seduta in un bar

 

Intorno a me altre persone fanno lo stesso

uno legge il giornale ormai di ieri

uno segue l’Inter

da una radiolina

il barista asciuga una tazzina

con il retro del suo grembiule

e guarda fuori

la luce dei lampioni restare incastrata

nel riflesso delle pozzanghere

 

Io ho il cuore in una guancia e la guancia in una mano

tutto è fermo, come in un quadro di hopper

solo una cimice

terrorizzata

continua a sbattere sulla finestra

 

Se fuori ci fosse New York forse

potremmo quasi avere un perché.

 

Ma New York è ad ottocento galassie da qui

e per scordarmene

prendo la cimice

la stringo tra le dita.

Vorrei dirle

che non è sola

che siamo tutti così

passiamo la vita a sbattere contro

la paura innata di morire

e siamo capaci di mandare i messaggi

solo da ubriachi

 

Però non trovo le parole giuste

così mi alzo e

mentre pago la sento viva

sbattere le ali

dentro la mia mano

 

Appena uscita

la abbandono sul primo davanzale.

Probabilmente morirà annegata

ed è una cosa

incredibilmente triste.

Ma questa sera non potevo fare di più.

 

Per nessuna di noi due.

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