Satie

Dalle finestre crolla limpida la luce del mattino
dentro alla stanza irrigata
di bianco
io rimango
trafitta ad osservare
il soffitto silenzioso sciorinare i suoi segreti

Sento i suoi occhi muti
soppesarmi cautamente
con la condanna tipica
di certi sguardi di mio padre.
Nuda e
fredda e
vuota e
immobile io
affronto l’inquisizione della mia camera da letto.

Come tanti altri prima, è un esame che fallisco
e come pena
o richiesta d’espiazione,
tutto s’appanna e le cose cominciano
implacabili a riflettere
ad uno ad uno:
i volti degli amanti
le schiene dei passanti, i pianti
soffocati nel cuscino e i tanti
che ho scagliato a gola aperta
in faccia alla luna, come quei vecchi canti
di pastori erranti per l’Asia nei sogni degli storpi.

Ci sono occhi straripanti e floridi, resuscitati
dai pianeti passati, da Marte e Venere ed ogni luna di Giove
su cui ci siamo attardati a far l’amore per poi arrivare
spossati ad ogni altro successivo appuntamento,
gli assetati angoli di pelle che ho finito ad inondare
irrispettosa
e inattesa
e disarginata
le foreste e i boschi dove sono rimasta invischiata
come Odisseo, le seducenti rene di ogni Ogigia
da cui non sono scappata in tempo e i
mutilati
che ho lasciato al mio passaggio io,
monatto
incosciente
o immune
o impavido
e tutti i Miei a
schiantarsi
sordi e freddi intorno, sul pavimento,
come le cimici verdi a gennaio

C’è la tua faccia
trasfigurata di biasimo e dolore
e l’ultima cosa che m’hai detto:
tu mi hai rubato il cuore
e lo sapevi
e quindi
avresti dovuto proteggermi.

C’è il peso di essermi addosso e
di dovermi rendere comunque felice
nonostante i fantasmi
nonostante gli spasmi della mia anima violenta
nonostante se te lo chiedessi tu diresti che non me lo merito
nonostante questo principalmente
ridere veleggiando sulla vita come il profumo di una
bella notte o una donna d’aprile
c’è il peso di essermi immutabile e sentirvi addosso
come un’ammonizione
e nonostante questo
principalmente
ridere
di
me
senza afflizione

Poi una chiave gira nella porta, io
mi giro da un lato come una chiave nella porta,
mia figlia mi dice che è sera, che devo cucinare
perchè sei a letto ancora?
Niente amore,
ho un po’ d’influenza,
vatti a far la doccia, fra mezz’ora è pronto.

Qualcuno ha nomi clinici per questo
io mi accontento di un vecchio vinile
di mio nonno
quando succede
lascio che il tempo che perdo mi torni.
Da qualche parte, dentro,
a ricompormi le vene di luce
Ciccolini senza fretta
scandisce Satie.

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