Mondine

Montando a mano l’uovo sbattuto

mia nonna cantava a mezza voce

non sedeva mai, ma se lo faceva

era in punta, come se scottasse

come se il tempo a riposo l’avesse

 rubato ad altro, che molto più

importa, come se ci fosse sempre

dell’altro di più importante che a

scordarsene si faceva peccato

 

Nei lunghi inverni penzolavo i piedi

rubavo fette della paradiso

volevo storie antiche e canti

dicevo dai, nonna dimmi del riso

(che non avevo ancora dolore

abbastanza per cogliere allora

lo sguardo appannarsi, ricordi

ammassarsi come schiuma sul mare

oltre il velo della sua cataratta)

 

Diceva: il riso bambina cresce

in file diritte, in righe strette,

come Bersaglieri, mica che è bravo 

no, è che così ce lo abbiam spinto

noi con le unghie marce nella terra

inondata, con la faccia sfondata

di caldo e zanzare sotto i cappelli

nel campo a specchio solo gli uccelli,

il palpito lento degli aironi

grigi teneva il tempo dei nostri canti

 

Sì, era fatica. Ma la fatica

quella c’è ovunque, era anche qui, nella

mia casa, di pietra, di sangue

da tenere viva sana accesa

le cinque bocche come di sparvieri

almeno uno da far laureare

c’era da andare di notte a cercare

tra le osterie, per raccattare

gli avanzi del mese, strapparli al vino

alla briscola o a lei. Perciò

vedi, c’era fatica a Vercelli

ma quella fatica almeno era mia

avevo un padrone contro cui potermi arrabbiare

e lotte da combattere, che per tutti erano giuste

per quaranta notti chiusa in risaia

cantavo nell’aia, insieme agli aironi.

 

Io e mia nonna mangiavamo sole

in cucina. Poi arrivava mio padre   

lei preparava la tavola grande

il lento passo del nonno riempiva

la stanza, parlavano poco, 

fumavano tra le portate

la tele era sempre accesa sul tg.

Lei stava vigile, appesa allo stipite

come un cappotto lasciato a sgocciolare

portava il pane, versava il vino

mentre lavava i piatti nel secchiaio

cantava spesso canzoni antiche

di quei lavori sporchi e brutali

che a ricordarli le veniva nostalgia.

Se otto ore vi sembran poche

provate voi a lavorare

e sentirete la differenza

di lavorar e di comandar.

 

 

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