Gradini

Quindi alcune amiche sono uscite e l’hanno lasciata a casa, senza avvertirla, ma l’evidenza del tradimento si è appalesata dalle stories su Instagram ed è un oceano di disperazione e stringere i pugni ed io vorrei dirle che peggiora, poi.

Che l’abbandono ed il rifiuto sono sensazioni con cui si impara a convivere, come il prurito, come le punture di zanzara o i dolori mestruali.

Che le persone di cui ti fidi ad un certo momento decidono che è più importante qualcosa di diverso dalla fiducia che in loro riponi, e non lo fanno per cattiveria o per dimenticanza, lo fanno perché la vita è così, ci sono come tanti gradini e le cose che prima erano importanti poi, in qualche modo, non lo sono più, e o hai la fortuna di essere sullo stesso gradino di tutte le persone che ami tutto il tempo oppure a volte capita che ti giri e tutto intorno è cambiato.

E i caffè non hanno più lo stesso sapore, o i divani le stesse posizioni, le serie TV gli stessi spettatori.E per quanto sia fisicamente incongruente, all’inizio, in ogni caso e tutto sommato c’è qualcosa di puro e bello in questo spampanarsi di carte, in questo continuo reinvertebrarsi di abitudini. Se si ha l’accortezza di non considerare il proprio gradino l’unico possibile è quello che rende il mondo un bel posto in cui stare, che puoi vivere mille vite in quell’una che hai, se sai ascoltare, se non hai paura di non essere uguale, se hai il coraggio di non sentirti migliore.

Perché, ad esempio, io su Vasco Rossi ho dei dubbi, ma Albachiara cantata all’unisono da duecentoventimila persone deve essere un bel racconto, da raccontare.

Quindi buona notte a tutte le notti, agli amici che avevo e non ho, a chiunque mi amava e io no, ai noi, i voi e a tutti i plurali che abbiamo lasciato seccare.

Agli io che, imperterriti, ogni notte mandiamo a dormire.

Che ognuno abbia casa sul proprio gradino.

 

 

Demogorgon

I ragazzini scrivono c’è

come intercalare

al posto di cioè

e credo sia per assonanza

visto che i caratteri con cui comunicano

sono gratuiti

più dei baci

dei quali, ancora, hanno paura

Guardarli ridere mi mette a disagio

con i loro jeans strappati e le caviglie pelose

ma è solo perché io ho ancora i punti neri, tra le rughe.

 

È come la questione dei tacchi alti

guardavo le ragazze scivolare sui tacchi alti

e mi sentivo un Demogorgon

talmente diverso da fare male,

avrei voluto fermarle

e leccare le loro guance

per assorbirne la grazia, le risate contenute, le cose di femmine.

Ce n’è una in particolare, peserà 40 kg,

facciamo insieme colazione la mattina

senza salutarci mai

ha sempre uomini molto belli

e beve il caffè amaro.

Lei, sempre sui tacchi, ora è incinta

mentre io, con un precario sforzo di volontà

ho imparato ad andare sui tacchi,

con le anche e i piedini doloranti.

Per scoprire

che alta due metri

sono rimasta un Demogorgon.

 

Per questo

e per altre innumerevoli ragioni di convenienza

bisogna smettere di volersi diversi,

comprarsi una spina dorsale e parlare dell’autunno,

che cola le giornate e ci rende tutti più scontrosi,

in autunno i mostri possono nascondersi sotto i cappelli

ed acquattarsi nell’ombra liquida delle sale concerti

lontano dal sole e dai ragazzi che ridono,

sottosopra, dove qualche incauto viaggiatore

scambiando il baluginare di zanne per il riflesso della luna

ci potrà scambiare per creature affascinanti

 

e allora noi ci faremo passare

per qualche ora

la fame.

I diari

Non ho mai portato a termine niente, o meglio, non ho mai portato a termine nulla che dipendesse esclusivamente dalla mia forza di volontà.

Per questo, e per non perdermi un’ennesima volta, è il caso che questa forza di volontà si eserciti.

Buona lettura, a chi resterà con me.